La vegan Grecia che non ti aspetti!

da Marinos, KalymnosLa vacanza di quest’anno non è stata la mia prima volta in Grecia e i piatti vegan della cucina “povera” tradizionale li avevo già visti fotografati e decantati su altre guide turistiche. Eppure non ero ancora riuscita a trovarli – e a dirla tutta, non ci speravo più. Non che non li avessi chiesti a camerieri e gestori di ristoranti, ma dopo l’ennesima proposta di pesce o formaggio, mi ero rassegnata ad un po’ di hummus (nella versione greca, dal retrogusto troppo dolciastro per me), olive e pane pita, che pur essendo ottimi, alla lunga stancano. Pensavo che ormai la tradizione avesse lasciato il posto a piatti “arricchiti” di carne e formaggio a prova di turista goloso, uniformandosi agli standard da fast food internazionale. E invece ecco riaccendersi un barlume di speranza! Lasciata la chiassosa Kos Town per traghettare alla volta di Kalymnos e Lipsi, ho scoperto un mondo gastronomico ricco di legumi e verdure ripiene, cotte in ogni modo e senza l’aggiunta di derivati animali. Il mio piatto preferito è stato quello chiamato fava che è appunto una purea di fave gialle servita calda con cipolla (a volte cruda, a volte stufata) e olio d’oliva. Sul pane bruschettato, con l’aggiunta di pomodorini, è la morte sua; in versione più liquida invece è una crema più “zupposa”. Non mi sono neanche data il tempo di fotografarla, la divoravo e basta! Un altro piatto fantastico è la zuppa di lenticchie, legume che non amo particolarmente, ma che in questo caso ho adorato. Queste lenticchie sembravano tipo quelle di Castelluccio, tanto per fare un paragone, che trovo molto più buone di quelle più diffuse. La zuppa conteneva sicuramente pomodoro, il classico soffritto di carote e cipolla e una generosa quantità d’olio. Semplicissima, per nulla speziata ma veramente saporita. Mi torna fame al solo pensiero! Sempre a tema proteico, i fagioli giganti (tipo bianchi di Spagna) stufati in sugo al pomodoro mi ricordavano un piatto che facciamo anche qua ma con un infelice abbinamento. Buonissimi e soprattutto NON abbinati a nessun tipo di carne. Ho scoperto anche le verdure stufate nell’olio, ma non come le cuciniamo noi… no no, proprio IMMERSE nell’olio! 111.da Marinos_2Beh, non proprio il mio genere, ma comunque particolari. Un altro piatto che avevo cercato disperatamente e che finalmente ho potuto assaggiare è il briam, una specie di ratatouille di verdure miste cotte al forno. Pensavo che la cottura al forno conferisse un chissà-che di speciale… ok, sembrava una nostra caponata, ottima e con qualche aroma in più, ma quello era. E a Lipsi sono riuscita anche a mangiare i pomodori e peperoni ripieni di riso e aromi SENZA AGGIUNTA DI CARNE O FORMAGGIO! Praticamente un miracolo considerando che nelle località più turistiche ti sbattono la feta ovunque! Ovviamente non mi sono fatta mancare la frutta secca e disidratata per gli spuntini e le lunghe passeggiate, ma anche in versione junk per i nostri aperitivi post spiaggia e soprattutto per accompagnare una birretta mentre guardavamo i mondiali di calcio con altri stranieri (ovviamente i Fonzies della foto non sono miei!). Sicuramente frutta e verdure crude hanno dominato i mini pranzetti in spiaggia: la qualità era ottima, per non parlare della praticità e dell’aspetto economico… Nessuno si stupiva o faceva domande se chiedevo un’insalata greca senza feta e mi sono sentita stranamente normale:-) Niente dolci però!151.aperitivo…o quasi! Di fatto sono tutti pieni zeppi quantomeno di miele, ma sono comunque riuscita a salvare un paio di loukoumades dalla classica cascata di miele con cui vengono irrorati. I loukoumades sono palline di impasto lievitato, fritte in olio e successivamente ricoperte di miele e cannella. La ricetta non prevede uso di latte e uova e il miele si può rimpiazzare con un sacco di alternative, come sciroppo d’agave, d’acero o malto. Buonissimi, non dietetici ma in ogni caso molto più leggeri dei nostri classici bomboloni. Il costo delle mie cene al ristorante era sempre sui 10 €, a volte molto meno, altre poco di più a seconda delle bevande. Questo perché i miei piatti erano considerati come contorni, nonostante le porzioni abbondanti. Insomma, viaggiare vegan style è possibile, più economico e più tipico! Un’ultima considerazione: se fuori dalle rotte del turismo di massa si trovano più ricette autentiche e naturalmente vegan rispetto a luoghi dove in realtà TUTTO dovrebbe essere accessibile, allora c’è qualcosa che non funziona nel modo giusto. C’è un ingranaggio che si inceppa e fa virare la maggior parte delle persone verso uno stile di vita artificiale (e artificioso), condizionando negativamente il rapporto domanda-offerta. Dovremmo avere più scelta, ma in realtà ce n’è meno. E allora decido di essere IO la mia scelta, vegan of course! Go green! ♥

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